i tombesi in the world  

the tombesi's family

 

 

Gurlotto Tombesi

 

figlio di Gurlino - di famiglia nobiliare - morto il 4 luglio 1522

Magistrato dei Savi della Città di Ravenna

Guelfo, cognato di Pandolfo Aldovrandini

Castellano della Rocca D'Imola

Capitano di Milizia nella Patria

 

 

Immagine del PALAZZO COMUNALE

Immagine del PALAZZO COMUNALE

 

La Strage

della Camera Dei Savi

4 luglio 1522

 

 

 

                       Ravenna - Palazzo Comunale

LIBRO DVODECIMO

DE' LVSTRI RAVENNATI

Dall'Anno Mille, e cinquecento ventuno

fino all'Anno Mille, e cinquecento cinquantotto

BREVEMENTE DESCRITI

D A   D.  S E R A F I N O   P A S O L I N I

R A V E N N A T E

Abbate Perpetuo Privilegiato alla Congregazione

De' Canonici Regolari Lateranesi

 

Magistrati Dei Savi Della Città Di Ravenna
(Marzo-Aprile 1522)
 
il Cap. Gurlotto Tombesi
il Cap. Raspone Rasponi
Alessandro Guizzoli
Domenico Tizzoni
Francesco Lunardi
Ubertello Gordi
Artusino Artusini
Alessandro Ostuli
Battista Ghirardelli
Magistrati Dei Savi Della Città Di Ravenna
(Luglio - Agosto 1522)
 
Antonio Buonfigli
Gio. Battista Guizzardi
Marc'Antonio Preti
Gregorio Grossi
Diomede Sassi
Pandolfo Aldovrandini
Antonio Maria Caualli
Guido Strigoni
Battista Porti
Francesco Lana

Da: Cronache e documenti per la storia ravennate del secolo XVI (1882)

Author: Agostino Ruboli
 

Il giorno 4 luglio 1522 accadde l' enorme eccidio conosciuto col nome fatto della Cartiera , il quale unito a molti altri, non meno importanti, forma argomento della cronaca.

Mentre adunque i Savi risiedevano in consiglio per liberare da una multa un cagnotto dei Rasponi , condannato per essere stato trovato con uno stocco, questi entrarono con parecchi uomini d' arme nella sala e trucidarono tutti gli avversi a loro parte, nello scopo d'impadronirsi di Ravenna(1).

Il Rubolì racconta che Ostasio Rasponi parlando poche ore dopo col Governatore «asseriva che aveva fatto ciò con ragione, essendosi chiarito che Gurlotto (2) e gli altri volevano incrudelire contro di lui. »
 

Ma di questa congiura non v'ha documento autentico e i fatti stanno tutti contro ai Rasponi.

Solo in fine al manoscritto della Storia di Romagna^ conservato nella Classense, trovansi aggiunte alcune frasi intese a difenderli. Una mano sdegnosa le cancellò , cosicché si leggono a stento : « Ma vogliamo considerare le cagioni molto più importanti ed urgenti, onde i Rasponi furono addotti e tirati, come si dice . per gli capelli , a fare quel tanto che fecero e contro de' loro nemici far si deve, quando non vogliono attendere a stare in pace.
 

(1) Oltre ai recenti scrittori già citati, narrano questo fatto il Carrari, il Rubboli, e il Fiandrini (p, 239) - Il Rossi, il Tomai, il Pasolini, ecc. si chiudono in un prudente silenzio !
(2) Gurlotto Tombesi, buon militare, ucciso nella Cartiera. Combattè con Massimiliano sotto le mura di Parma. Fu anche alle guerre di Brescia e di Verona.
 

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Però che da' Rasponi furono intercette lettere che erano state scritte e sottoscritte di mano propria di Gurlotto a' Sassatelli Guelfi d' Imola , che ad un giorno destinato si trovassero seco in Ravenna ad amazzare iloro nemici traditori , che tai parole contengono dette lettere da me viste e lette. Laonde i Rasponi avveduti di quanto gli era minacciato da detti Gurlotto e seguaci
essi come savi e molto intelligenti di queste cose del mondo, affrettarono occasione di torre la vita a' loro nemici, prima che essi la togliessero loro, e ben si sa che il Ruboli scrisse molto a passione; e non guardando anni né santo, questo ha lasciato scritto, perciò che i Rasponi avevano altra via di cavare denari che per quella della comunità, essendosi veduto sempre.... in quest.... gentiluomini ricchi e potenti nella patria, oltracchè si conosce anco l'animo loro esser stato ed avere atteso al ben avendo fatte tante volte pace con questi

loro nemici ed esortatigli a stare uniti e insieme, e insino avere donato la vita loro, quando che presi e condotti sino nelle proprie case con tante cortesie e.... furono li Genari et altri loro cosi condotti.

Ma fosse come si volesse, come si è detto, gli amazzarono. » Non posssiamo dissimulare aver questa pagina tutta l'aria di una storiella. Se veramente fossero esistite quelle lettere , perchè i Rasponi, i quali cacciati dalla città da Francesco Guicciardini , cercarono tutti i mezzi possibili per rientrarvi, cavillando le più minute scuse, non le presentarono come
quelle che contenevano la loro più bella difesa? Stanno inoltre contro ai Rasponi, i fatti che commisero prima e dopo, e l'ingenua, condotta di Gurlotto cosicché e' è da pensare che colui il quale dettò quelle parole , o inventasse la notizia o vedesse delle lettere false, le quali non sarebbero state certo fra le prime che allora furono scritte.
 

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Il Ruboli, scampato solo a quell'orribile carnefìcina , fuggi pochi giorni dopo a Cotignola , presso il padrigno della prima moglie Paola E>acclii, la quale lo raggiunse ben tosto per raccontargli « con quanta atrocità li satelliti dei Rasponi in tempo di notte avevano saccheggiato la sua casa ed in che modo ella si era salvata nella chiesa dello Spirito Santo. » E impossibile descrivere il ten'ore che un simil fatto gettò nei cittadini. Dice il cronista che « si chiusero dentro alle loro case, piangendo, e detestando insieme colla famiglia si atroce misfatto (1) » Lo stesso Governatore fu preso da tanto spavento che acconsenti a consegnar le chiavi della città in mano di Ostasio « acciò potesse mandar fuori per il contado, onde esplorare, se li parenti dei morti si radunassero insieme per amazzar lui e la sua fazione (2). »
Né stanchi della strage, la sera che segui quel memorabile giorno , misero a ferro e a fuoco quarantacinque case, appartenenti ai loro nemici, e penetrarono ne' conventi strappando a forza le giovinette colà nascoste.

 

De' perdenti, parte si salvò nella rocca di Brancaleone, parte fuggi alla volta di Rimini, ove Pandolfo Aldobrandini riusci a raccorre buon nerbo di milizia, che doveva sbarcare a Ravenna e vendicare gli uccisi.

Ed erano già tutte le navi in pronto per la partenza, allorché arrivò al porto Sigismondo Malatesta e fece discendere tutti quegli animosi dalle barche comandando alli marinari^ che piti non li ri-
cevessero (1). E facile inferire che il signor di Rimini fu consigliato a questo dai fautori de'Rasponi! Degli eccessi che accaddero allora parla estesamente il Ruboli, non tacendo i più orribili particolari. I furti, le rapine, gli stupri, gli incendi si alternarono con una frequenza incredibile ; né mancò chi esercitasse sopra un infelice quell' abbiettissimo fra i delitti, onde fu accusato Pier Luigi Farnese.

E pure i Rasponi non stettero contenti alle proprie vendette e alla ruina di Ravenna, che, accettato l'invito di Girolamo Numai da Forlì , mossero alla volta di questa città seguiti da più che sessanta uomini, i quali uniti a quelli che conduceva Guido Vaini ed il Masini da Cesena, v'entrarono per la porta di Schiavonia e la misero a sacco (1).

 

 

(1) Cronaca del Ruboli : X, 25.
(2) Olì. cit. : VII, 20.
 

(1) Olì. cU. IX, 32.